Percezione visiva, perché l’occhio umano non è una fotocamera.
Non vi è mai capitato di scattare una fotografia di un soggetto che sembrava perfetto e bellissimo, dal vivo, e poi ritrovarvi a vedere la foto realizzata e chiedervi perché è così diversa dalla realtà?
Tranquilli, non c’è nulla che non funziona nella vostra testa e anche la vostra macchina fotografica non ha problemi e funziona benissimo.
Biologia vs. Tecnologia, due modi opposti di “vedere”.
Spesso si paragona l’occhio umano ad un obiettivo fotografico, la cornea e il cristallino sarebbero le lenti, l’iride il diaframma e la retina il sensore. Questo parallelismo, purtroppo, ignora il vero regista della visione umana, il cervello.
In sostanza, il nostro cervello regola continuamente e costantemente l’esposizione visiva, in tempo reale. Ecco perché possiamo vedere dettagli nei cieli luminosi e nelle zone d’ombra più profonda. La fotocamera invece non ha una capacità come quella dell’essere umano, lei deve scegliere tra esporre per la luce oppure per le ombre. Registra quindi una sola esposizione per volta con quello che viene definito intervallo dinamico fisso.
Il fenomeno clinico: Il cervello umano applica costantemente quella che tecnicamente si può definire la “costanza del colore”. Se guardiamo un dente sotto una luce giallastra (alogena), il cervello gestisce la tonalità gialla, della fonte luminosa, attenuando la dominante, facendoci percepire comunque il colore bianco. Una fotocamera digitale senza il corretto bilanciamento del bianco, mostrerà la realtà dei fatti, una foto totalmente virata al giallo. Il nostro cervello è quindi in grado di gestire automaticamente le variazioni di temperatura del colore e della luce, in modo istantaneo. Una macchina fotografica digitale registra il calore reale della luce, per questo motivo le immagini possono apparire troppo blu, con tonalità fredde, oppure di tonalità arancione e tendenti ai toni caldi. Per questo è necessario correggere ed adattare la visione della fotocamera digitale.
Ecco perché in fotografia digitale è possibile copiare la realtà solo applicando alla fotocamera le correte impostazioni.
Conclusione
L’occhio umano è uno strumento straordinario per l’empatia e l’interazione clinica quotidiana, ma è un pessimo archivio di dati puramente scientifici.
Investire in protocolli di fotografia digitale all’interno del proprio studio medico o odontoiatrico significa passare dalla percezione del “mi sembra” alla certezza del “questo è il dato”. Una scelta di precisione che eleva l’autorevolezza del professionista e trasforma la comunicazione clinica in un’esperienza con dati attendibili.



